A Perugia il seminario conclusivo Diagrammi Nord in Umbria

Venerdì 11 novembre nela Sala Fiume di Palazzo Donini a Perugia si è tenuto il seminario conclusivo Di.Agr.A.M.M.I. Nord della regione Umbria.

Il progetto è stato estremamente importante, in quanto ha rappresentato il primo tentativo organizzato di creare un sistema di contrasto al fenomeno del caporalato. Il sistema che si è creato ha visto il coinvolgimento di un vasto partenariato composto da enti di varia natura. Il seminario è stato solo il primo di una serie di incontri regionali che porteranno i partner progettuali a confrontarsi sulle attività implementate e sui risultati raggiunti.

Armando Gradone, Prefetto di Perugia, ha accolto i presenti affermando: «Questo progetto è un’esperienza che fa molto onore alla nostra regione. Il nostro è stato un impegno etico a difesa della dignità dei lavoratori. Voi sapete meglio di me che non è solo il settore dell’agricoltura ad essere infettato da questo virus. Non può che esser visto con grande soddisfazione e grande ammirazione il lavoro che state portando avanti di dedizione ai valori della nostra Repubblica».

Roberto Marroni, Assessore alle Politiche della Regione Umbria, ha salutato i presenti raccontando: «Credo che la nostra Regione possa cogliere davvero in maniera mirabile questo sforzo, questo impegno che si inserisce in un percorso che vede le istituzioni già particolarmente sensibili e attente. Dovremmo approfittare delle opportunità che questa fase storica ci sta mettendo a disposizione per fare un balzo in avanti in termini di progresso dell’umanità e superare tante disuguaglianze, tante lacune. Noi dall’anno scorso abbiamo dato vita a un protocollo, un’intesa che pone al centro il tema del caporalato. Abbiamo voluto dare un segnale, mettere insieme uno sforzo corale delle istituzioni perché prevenire è sempre meglio che curare. L’Umbria si presenta come un terreno ideale dove poter prevenire forme di lavoro irregolare che offendono la dignità dell’essere umano».

Vincenzo Castelli, coordinatore nazionale di Di.Agr.A.M.M.I. di Legalità al centro nord – Consorzio Nova, ha spiegato che «questo progetto si è avviato ad agosto del 2020, fase abbastanza complessa per il nostro Paese. La pandemia ha sicuramente influito sull’andamento. La fase di restituzione inizia qui con otto seminari regionali finali, oggi finalmente in presenza a Perugia. Siamo molto diversi tra di noi: il mondo delle istituzioni, gli organismi di controllo, i sindacati, il mondo accademico, della ricerca, gli organismi internazionali, le cooperative sociali e gli enti datoriali. Mettere insieme questi mondi ha dato una grande correlazione che ha profilato, a mio avviso, un modello sempre più necessario alla costruzione di interventi strutturali a favore delle vittime di sfruttamento lavorativo».

Fabio Branco, Cooperativa Borgorete, ha proseguito: «Molte delle persone che abbiamo incontrato cercano di monetizzare nel più breve tempo possibile il proprio percorso migratorio. Questo perché le famiglie d’origine hanno contratto dei debiti per farli arrivare in Europa. Aggiunti alla difficoltà linguistica, questi elementi fanno sì che le persone vengano esposte a condizioni di estrema vulnerabilità. Ci siamo confrontati con gli enti antitratta su come poter essere più incisivi rispetto le tempistiche che queste persone hanno di monetizzare il loro percorso migratorio. L’aspetto che voglio sottolineare rispetto alle persone che incontriamo in strada è l’estrema vulnerabilità, tema che dobbiamo tenere in forte considerazione. Noi dobbiamo dar loro una rete sul territorio che possa incidere nel più breve tempo possibile».

Francesca Saladino, Prefettura di Perugia, in un’analisi tecnica ha poi aggiunto che «l’aspetto dell’informazione e della sensibilizzazione è un tassello sicuramente fondamentale. Importante in questo la figura dei mediatori, di cui anche noi ci avvaliamo come Prefettura. È importante poter instaurare delle buone prassi di collaborazione sinergica tra il privato sociale, il pubblico e anche le istituzioni. Stiamo cercando di attivare tirocini e interventi formativi di più ampio respiro. Il lavoro è un diritto essenziale che conferisce dignità, favorisce percorsi di effettiva integrazione nel territorio e sicuramente può essere un’opportunità sia per i richiedenti asilo sia per gli stessi territori che hanno sempre più bisogno di manodopera e di arricchimento culturale».

Andrea Seppoloni, Ispettorato Territoriale del Lavoro di Perugia, ha dichiarato: «Nel corso dell’anno arriviamo a effettuare anche 100 ispezioni. Volevo sottolineare innanzitutto la difficoltà da parte nostra nello svolgere indagini così complesse e delicate quali possono essere quelle di andare a verificare i reati come il caporalato o la riduzione in schiavitù. Ho sentito parlare di sfruttamento e di trattamenti non dignitosi per il lavoratore. Come organi siamo tenuti a fare delle indagini che talvolta risultano lunghe e che non si esauriscono in un solo luogo di lavoro. Necessitano di approfondimenti. I nostri interventi sono coordinati con altri organi quali la Guardia di Finanza, il nucleo dei Carabinieri e l’Inps. Noi come Ispettorato del Lavoro ci siamo e faremo la nostra parte».

Michele Greco, FLAI Umbria, ha proseguito: «Come soggetti parte di questo progetto siamo chiamati a svolgere il lavoro direttamente sul campo, nello specifico nei campi agricoli dove abbiamo svolto quelle azioni di reclutamento, contatto, relazione. Abbiamo seguito dei percorsi finalizzati all’accompagnamento, alla legalità, alla dignità e alla condizione di persona in quanto tale. Abbiamo svolto diverse uscite in questi 30 mesi progettuali a seconda della ciclicità delle colture. Abbiamo fatto sindacato di strada anche attraverso canali più allargati e meno informali. Tutta quell’opera di informazione e di divulgazione sul contratto, sul tema dei diritti, sul tema delle tutele porta i lavoratori a realizzare concretamente di cosa si sta parlando. Abbiamo svolto il nostro ruolo in un sistema di rete che per noi è stato una novità come sindacato. Abbiamo allargato i nostri orizzonti. Abbiamo costruito una rete con i soggetti partner, abbiamo rafforzato reti che erano anche funzionali. L’auspicio nostro è che non si concluda questa esperienza con la conclusione del progetto. Il tema dello sfruttamento, lo sappiamo, non è riservato soltanto all’agricoltura. Il tema del caporalato, dell’intermediazione illecita è un elemento trasversale al mondo del lavoro. Quando il sistema lavoro si indebolisce, la patologia si allarga. Questa esperienza la portiamo avanti, i nostri uffici sono sempre un punto di assistenza per tutti i lavoratori. Il sistema imprenditoriale deve ragionare su se stesso, dovrebbe valorizzare le aziende sane e legali rispetto una concorrenza che si basa sullo sfruttamento».  

Serena Modena, Associazione Terra, ha ribadito: «Il lavoro che noi abbiamo portato avanti su questo progetto è stato principalmente quello della formazione rivolta ai destinatari, che prevedeva una serie di laboratori di orientamento al lavoro e di accrescimento delle competenze spendibili nel contesto lavorativo e noi riteniamo che la formazione sia un passaggio fondamentale nel percorso di inclusione di persone vittime o potenziali vittime di sfruttamento. Tramite la formazione possiamo andare a colmare quelle lacune conoscitive che spesso concorrono nel far cadere le persone nel fenomeno dello sfruttamento lavorativo o nel lavoro degradante. Sicuramente la prima lacuna conoscitiva che dobbiamo andare a colmare è quella relativa all’ordinamento italiano. Quindi il primo passo da compiere è quello di fornire una chiara definizione di cosa sia lo sfruttamento lavorativo e quali sono i diritti che ciascun lavoratore e ciascuna lavoratrice hanno nel momento in cui si trovano in Italia».

Ed ancora Irene Velloni, Consorzio ABN, ha raccontato: «All’interno del progetto ci siamo occupati prevalentemente della questione abitativa. Abbiamo presente quanto questa questione sia importante in un processo di emersione dallo sfruttamento in agricoltura. Almeno 10mila agricoltori vivono in insediamenti informali, privi dei principali servizi essenziali. La casa diventa una lente importante per leggere il fenomeno dell’immigrazione e dell’integrazione, elemento che indica come il cittadino è integrato nelle nostre città. Abbiamo attivato un servizio di mediazione all’abitare sotto forma di sportello che fornisce informazioni minime su come si ricerca casa. Contemporaneamente abbiamo sviluppato una ricerca per individuare nuovi modelli di abitare inclusivo con un’ottica di innovazione sociale ricercando esperienze che possano trovare soluzioni a “vecchi” problemi.

Eleonora Bigi, responsabile Sezione Immigrazione, protezione internazionale, promozione della cultura della pace della Regione Umbria, ha riconfermato: «Stiamo parlando di un progetto importantissimo che ci ha dato lo stimolo per andare a progettare insieme quello che sarà il futuro della nostra regione. Non è solo sfruttamento lavorativo e caporalato, perché la questione intercetta altre problematiche che sono quelle di una corretta integrazione di tutte le persone che sono regolarmente presenti sul nostro territorio. L’Umbria ha raccolto questa sfida partendo da quanto abbiamo realizzato in questi anni in materia di integrazione e di inserimento socio lavorativo grazie al pieno utilizzo di risorse europee. Proveremo anche in continuità a non interrompere alcuni interventi che riteniamo fondamentali per affrontare nello specifico il tema dello sfruttamento, ma anche per continuare a lavorare insieme. Continueremo ad attuare interventi per l’integrazione sociale, sanitaria, abitativa e lavorativa di questo segmento della nostra popolazione».

Gabriele Nardini, AGCI, in conclusione dei lavori ha riportato: «Questo progetto nasce da un approccio multidisciplinare che ha visto un ampio coinvolgimento. Abbiamo voluto allargare questo partenariato. Abbiamo abbozzato anche un protocollo d’intesa tra l’AGCI, l’Università di Perugia e Confragricoltura che approfondisse la tematica della rete del lavoro agricolo di qualità. L’agricoltura è, oggi più che mai, una ricchezza, e rappresenta una leva per cambiare il futuro anche grazie numerosi strumenti a disposizione non solo normativi. C’è l’esigenza di un lavoro giusto e di un protocollo etico.

Laura Pelle, Responsabile Progetto Free Life 5, in merito al contrasto della Tratta e del Grave sfruttamento ha concluso: «Dare dei numeri è davvero complesso. Secondo l’Onu ad oggi sono tre milioni le vittime. Il nostro è uno dei Paesi europei maggiormente interessati dal fenomeno della tratta e proprio per questo si è dotato ormai da molti anni di un sistema di interventi, all’avanguardia in Europa e nel mondo, che potesse contrastare le organizzazioni criminali e garantire adeguata protezione alle persone trafficate sulla base di un approccio orientato alla centralità dell’individuo e alla tutela dei diritti umani delle vittime».

«Il tema del caporalato e del grave sfruttamento, come sappiamo, è un tema presente non solo in agricoltura. Con l’inflazione e l’aumento dei prezzi, uno degli effetti sarà sicuramente comprimere i diritti dei lavoratori. Probabilmente si allargherà la fascia di lavoratori che rischiano di essere sfruttate.
Noi, come Consorzio Nova, continueremo a portare avanti questo impegno – ha ribadito in chiusura il presidente Antonio D’Alessandro -. Sono molto contento che in Umbria sia stato realizzato quello che abbiamo progettato, cioè mettere insieme tutti gli interessati su questo tema. Credo che l’Umbria sia una delle prime regioni in Italia che organizza una pianificazione concreta».

L’incontro ha visto un grande coinvolgimento, indice questo di un circuito ben avviato e determinato nel voler accentuare le azioni da implementare per poter realizzare ambienti culturali e lavorativi sani e solide realtà regionali. I presenti hanno avuto così modo di confrontarsi su blocchi tematici utili per poter creare un sistema regionale attento all’emersione, all’inclusione e alla programmazione futura.

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