Dialogare di agricoltura sociale

Venerdì 7 ottobre, nel Parco della Mistica di Roma, nell’ambito delle attività di Capacity Building del Progetto Di.Agr.A.M.M.I. Nord, diritti in Agricoltura attraverso Approcci Multistakeholder e Multidisciplinari per l’integrazione e il Lavoro Giusto, si è tenuto l’incontro che ha visto i presenti confrontarsi su tematiche inerenti l’agricoltura sociale, fenomeno che sta assumendo enormi benefici sociali ed economici.

Nuova pratica che attraverso iniziative promosse in ambito agricolo e alimentare da aziende agricole, ma anche cooperative sociali, intende favorire il reinserimento di soggetti svantaggiati. Ciò avviene coinvolgendo una pluralità di soggetti giuridici, enti, aziende agricole e cittadini.

Giuseppe Gizzi, responsabile delle Relazioni Industriali AGCI, in apertura dei lavori ha salutato i presenti affermando: «Abbiamo organizzato questo incontro sul dialogare di agricoltura sociale per ragionare su un tema importante e per mettere in evidenza le caratteristiche dell’agricoltura sociale dal punto di vista sia dell’attualità sia delle prospettive future».

Carmela Morabito, coordinatrice regionale per il Progetto Di.Agr.A.M.M.I. di Legalità al centro-nord, ha esordito: «Di.Agr.A.M.M.I. vuole dare un contributo al contrasto dello sfruttamento lavorativo e del caporalato in agricoltura. Lo sfruttamento lavorativo è un fenomeno complesso che prevede il coinvolgimento di più soggetti. A livello regionale abbiamo cercato di costruire una rete ampia che coinvolga le istituzioni, soggetti importanti nel contrastare questa tipologia di fenomeni. La peculiarità di questo progetto è l’aver voluto il coinvolgimento del terzo settore, dei sindacati e delle aziende agricole. Uno degli obiettivi è affrancare i lavoratori dallo sfruttamento e inserirli in filiere sane di inserimento lavorativo. Occasioni come queste sono preziose per creare delle reti e delle collaborazioni tenendo in considerazione sia le necessità delle aziende sia quelle dei destinatari di progetto. L’agricoltura sociale è uno strumento che dà importanza alle persone e ai loro diritti ed è fondamentale valorizzarla, incentivarla e promuoverla nella nostre regioni».

Mauro Vagni, referente settore AGRITAL  per il progetto RADIX, ha proseguito: «È evidente che il caporalato sia un fenomeno complesso. Abbiamo pensato che nell’ambito delle forme di cooperazione agricola possiamo dare un forte contributo pensando alla costituzione di una rete di cooperative tra migranti impegnati nel bracciantato agricolo. In questa linea abbiamo elaborato uno statuto e intrapreso azioni di verifica nei diversi territori. L’augurio che ci facciamo è che le istituzioni e le autorità si rendano conto delle nostre difficoltà cercando di adeguare e allineare le risorse secondo il fabbisogno richiesto. Questa è la vera sfida contro il caporalato».

Marco Capucci, referente Parsec Agri Cultura, ha raccontato: «I temi toccati sono molto importanti e soprattutto complessi. Il progetto ci ha permesso di conoscere molti ragazzi migranti. Molte delle persone sfruttate hanno delle problematiche conseguenza dei difficili processi  migratori. L’agricoltura sociale, così come la intendiamo noi, rappresenta la cooperazione sociale che, in collaborazione con le aziende agricole, riesce a svolgere la sua funzione pubblica ossia affiancare i soggetti fragili anche dopo l’inserimento lavorativo. Insieme potremmo costruire dei percorsi comuni alla cui base vi è una sinergia tra le parti che può creare quel tutto che dà un senso al nostro operato. Il progetto Di.Agr.A.M.M.I. potrebbe essere quel fattore comune che inizia a far costruire una rete reale tra gli attori coinvolti».

Pina Sodano, coordinatrice nazionale AGCI/CRIS Progetto Di.Agr.A.M.M.I. di Legalità al  centro-nord, ha coinvolto i presenti in un’analisi di contesto ribadendo che «quando siamo stati nei diversi territori abbiamo percepito il coinvolgimento, la voglia di esserci e di fare la differenza. Siamo riusciti a sfondare una porta. Questo progetto ci ha dato la possibilità di conoscersi ed essere complici perché la rete si fa solo conoscendosi».

Vincenzo Castelli, coordinatore nazionale del Progetto Di.Agr.A.M.M.I. di Legalità al  centro-nord – Consorzio Nova, in chiusura dei lavori, ha affermato: «Questo progetto ci ha permesso di confrontarci con più mondi, pur ognuno con esperienze e linguaggi diversi. Il lavoro di rete ci ha fatto comprendere che le differenze diventato un processo di crescita e di apprendimento reciproco. Abbiamo incontrato tante persone raggiungendone più di 20mila. È stato un continuo lavoro di formazione. Una realtà articolata che ha evidenziato quanto il caporalato sia un fenomeno complesso  e profondo».

Il fenomeno dell’agricoltura sociale sta assumendo un’importanza notevole a livello regionale e nazionale. Strumento di riappropriazione dell’individuo del proprio ruolo in società da un punto di vista professionale, ha la finalità di favorire il reinserimento nel mondo del lavoro attraverso l’acquisizione delle tecniche e le pratiche agricole.

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