Il centro di Moria: situazione critica, prima e dopo. Call to Action: firma la petizione

Alcuni giorni fa, il centro di Moria è stato completamente distrutto dalle fiamme.

Questo centro, situato sull’isola di Lesbo, ospitava circa 12000 persone, un numero nettamente superiore ai posti disponibili (parliamo di circa 3000). Un terzo di queste persone sono bambini, costretti come gli altri alla fuga e a dormire sul ciglio della strada, senza più nulla di personale in buone condizioni da poter recuperare tra le macerie. Quello che rimane del centro, infatti, è solo un immenso cumulo di macerie, una carcassa di quello che era, seppur con dei rischi e dei limiti, un posto dove stare. Da Atene sono state inviate tre navi per fornire ai migranti alcuni beni di prima necessità. Il sovraffollamento, purtroppo, non ha certo convolato a nozze con le indicazioni ministeriali per quanto riguarda il distanziamento sociale e le norme da seguire per contenere il numero dei contagi. Dopo i primi casi di ospiti risultati positivi al Coronavirus, infatti, il centro era stato messo in isolamento.

Ma l’esasperante situazione da vivere, la mancanza di una sicurezza e di una condizione di vita dignitosa, hanno spinto alcuni dei migranti ospitati a ribellarsi e ad appiccare il fuoco. A seguito di questi eventi ed in considerazione di quella che è la situazione ormai ben nota dell’isola di Lesbo, alcune associazioni, compresa ASGI, organizzazioni internazionali e diversi europarlamentari hanno firmato una petizione rivolta ai leader europei, proprio per far emergere la richiesta di una giusta valutazione del disagio vissuto sull’isola e di una congrua ed efficace soluzione, nonché definitiva, per risolvere il problema del sovraffollamento dei centri greci, per ragionare su una modifica legislativa e per migliorare la burocrazia in merito ai diritti umani.

Inoltre, entro fine settembre verrà presentato il Nuovo Patto europeo su asilo e migrazione, quindi le associazioni e le organizzazioni invitano tutti a firmare la petizione, proprio per intervenire ed evitare che vengano riproposte le stesse logiche politiche.

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