Il percorso di accoglienza e mediazione all’Istituto Perez Calcutta tra narrazione e rappresentazione

Il percorso di accoglienza, mediazione culturale e accompagnamento ai servizi scolastici cominciato il 9 dicembre all’interno dell’Istituto Comprensivo “Perez Calcutta” ha già in questi mesi rivelato importanti contenuti e spunti di riflessione.

Le educatrici Laura Muliedda e Annalisa Morello per le primarie e Serena Butticè per le secondarie modulano le loro attività per un pieno sviluppo delle competenze degli alunni destinatari.

«Il mio percorso coinvolge 6 bambini di età compresa tra gli 8 e gli 11 anni provenienti dal Bangladesh» racconta Laura Muliedda. «Sin dai primi incontri, nonostante la timidezza, i bambini hanno manifestato molto entusiasmo e spirito di partecipazione. Grazie alle attività proposte, ogni partecipante ha provato a raccontarsi narrando delle loro famiglie e della loro comunità a Palermo. La scuola Perez presenta un elevatissimo numero di bambini di origine straniera, proprio questo rende le classi non solo uniche e piene di opportunità culturali e umane, ma permette al processo d’integrazione di svilupparsi in modo spontaneo».

Sono molte le storie e i significati che emergono e che svelano le dinamiche più genuine delle relazioni fra culture. Non si tratta dunque di portare avanti uno stereotipato concetto di integrazione perché non c’è qualcuno che integra qualcun altro ma di interazione, concetto che mostra la ricchezza prodotta dallo scambio. «È proprio così» riflette Laura Muliedda «per esempio, nel corso di un’attività una bambina ha regalato un bigliettino con un cuore ad un altro bambino, quest’ultimo si è mostrato molto perplesso quando gli ho chiesto il motivo di tanti dubbi, il bambino ha risposto: “io non posso prendere questo biglietto, perché sono musulmano e non posso essere amico delle femmine”. La compagna non ha mostrato rabbia o fastidio, contrariamente ha accettato le parole mostrando comprensione e ha risposto “va bene, la prossima volta non darò il biglietto, però gli farò capire che gli voglio bene”. Nonostante le differenze culturali il bambino in realtà sembrava piacevolmente sorpreso da quel gesto; a mio avviso questo evento si è dimostrato uno scambio comunicativo breve ma intenso, capace di spiegare da sé quanto le diversità culturali, nonostante possano rappresentare idee e valori differenti, all’interno di un clima di rispetto e privo di pregiudizi, arricchiscano e portino a nuove scoperte».

Un legame forte con le culture non contrasta con uno spiccato senso di appartenenza al contesto in cui si vive. Come dimostra un’altro scambio spontaneo avvenuto sempre tra gli alunni della primaria.
«Durante un’altra attività un bambino, dopo aver concluso una serie di schede, ha scritto il suo nome e disegnato la bandiera italiana affermando ad alta voce: “io sono italiano perché mi piace stare qua”. Un altro durante un disegno ha lasciato le parti del corpo bianche perché non sapeva che colore utilizzare portando avanti la considerazione che la sua carnagione è scura mentre quella della maestra è chiara, successivamente alla mia spiegazione secondo cui non ha importanza la differenza tra le diverse carnagioni, il bambino ha utilizzato il fucsia perché secondo lui era una buona via di mezzo per lasciare tutti contenti».
Le attività portate avanti da Laura Muliedda sono focalizzate sul racconto. « Siamo partiti dalla fiaba di Cappuccetto Rosso e l’abbiamo rappresentata attraverso la realizzazione di “marionette”. I bambini, inizialmente titubanti, hanno utilizzato ogni personaggio e dato vita alla parte di racconto che avevano preferito, inventando nuovi scenari o riproducendo scene di vita domestica con intonazioni vocali diverse relazionate alla scena scelta».

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