Il piccolo clandestino del cielo

Quali sono i sogni di un bambino di dieci anni? Un gioco nuovo, forse? Stare al parco con gli amici? Saltare in una pozzanghera e schizzarsi? Diventare un giocatore di calcio, uno scienziato, una maestra o una stilista di alta moda? Dipende dal bambino.

Laurent Ani Guibanhi, 14 anni per l’esattezza, ha un sogno diverso. Aveva un sogno diverso. Sognava di avere una possibilità per il futuro, la possibilità di essere felice altrove.
Non si conoscono bene le dinamiche, non si sa esattamente se era da solo oppure se seguiva un gruppo di persone ed è stato l’unico “fortunato” nell’impresa, se la sua mamma ed il suo papà erano a conoscenza di quello che aveva in mente di fare. Non si sa nulla, anche solo per conoscere l’identità stessa del bambino sono stati necessari dei giorni.

Fatto sta che la sera di martedì 7 gennaio, Ani è riuscito in qualche modo ad entrare nel vano del carrello di un aereo della linea Airfrance in partenza da Abidjan, in Costa d’Avorio, con direzione Parigi. Spinto da chissà quale effettiva ragione, Ani non ha fatto i conti con il fatto che il vano del carrello non ha riscaldamento e non è pressurizzato, che quindi in volo le temperature arrivano a toccare i -50° e che non solo respirare diventa impossibile per la mancanza di ossigeno, ma che il corpo reagisce al freddo con febbre, sudorazione, convulsioni ed impossibilità di movimento. Questo è ciò che ha passato questo bambino, morto congelato, da solo, mentre tentava di raggiungere l’Europa in cerca di futuro.

È stato etichettato come “clandestino del cielo”, così come altre persone prima di lui, spesso ragazzi di poco più grandi. Non si tratta di un caso isolato, di un caso a sé, quindi.
Ma non sempre eventi del genere vengono notiziati, poiché c’è sempre qualcosa ritenuto più importante da far circolare, qualcosa di sicuramente meno scomodo da raccontare che non implica la presa di posizione e la conseguente denuncia per qualcosa che, ancora oggi, non funziona come dovrebbe.

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