Incontro online sulla modellizzazione di un osservatorio per indicizzare il livello di legalità delle imprese agricole

Nell’ambito delle attività di capacity building, il Progetto Di.Agr.A.M.M.I. Nord, diritti in Agricoltura attraverso Approcci Multistakeholder e Multidisciplinari per l’integrazione e il Lavoro Giusto, ha inteso strutturare un insieme di servizi, dispositivi, metodologie e modelli di intervento per innovare e migliorare l’efficacia delle misure di prevenzione, contrasto ed emersione.

In questa prospettiva, lunedì 26 settembre 2022, in modalità online, si è tenuto il seminario “Modellizzazione di un Osservatorio per indicizzare il livello di legalità delle imprese agricole”. Durante l’incontro è stato presentato lo studio di fattibilità condotto per la modellizzazione di un osservatorio in grado di indicizzare il livello di legalità delle imprese agricole.

Il lavoro, condotto a più mani, si è posto l’obiettivo di individuare metodologie, indicatori e sistemi di valutazione che, attingendo a banche dati pubbliche e private, consentano di generare un rating di valutazione credibile e oggettivo in relazione al potenziale ricorso a fenomeni di sfruttamento lavorativo o di lavoro irregolare.

Vincenzo Castelli, coordinatore nazionale del Progetto Di.Agr.A.M.M.I. di Legalità al centro-nord, dando il benvenuto a tutti i presenti ha affermato: «Crediamo che il Progetto Di.Agr.A.M.M.I. Nord, con le sue luci e ombre, possa portare nella prossima e imminente programmazione interministeriale sui temi dello sfruttamento lavorativo in agricoltura, ed anche in forma più ampia, alcuni elementi significativi tra cui la capacità di intervenire su intensità differenti all’interno del pianeta dello sfruttamento, la capacità programmatoria integrata a livello multi-attoriale e l’implementazione di azioni positive multi-offerta a favore delle persone in situazione di sfruttamento».

Giorgio Bisirri, coordinatore UniRAma, ha dichiarato: «Ci siamo resi conto che per agire in maniera efficace su questo tema dobbiamo avere un occhio fortemente orientato ai nostri destinatari, senza dimenticare le imprese agricole che rappresentano uno stakeholder fondamentale del settore di cui ci stiamo occupando. Abbiamo adottato una visione di valorizzazione delle imprese, facendo emergere quelle che hanno i presupposti per agire nel mercato del lavoro regolare e offrire diritti e dignità a tutti i lavoratori. Il nostro progetto ha voluto essere esemplare di un possibile percorso che ha bisogno di ulteriore approfondimento. Una delle attenzioni che abbiamo provato ad adottare è quella dell’estremo rigore logico e metodologico nella costruzione di tutta la filiera di valutazione del rating di legalità. Abbiamo voluto offrire uno spunto di riflessione alla governance del settore affinché il nostro modello possa avere la possibilità di essere accompagnato verso un ulteriore sviluppo in qualità di strumento di promozione e valorizzazione di quelle imprese che operano in un ambito di legalità».

Roberta Illuminati, agronoma, coinvolgendo i presenti in un’analisi di contesto ha raccontato: «Ci siamo basati su un’analisi delle banche dati e delle fonti che potevano dare maggiori informazioni sugli aspetti agricoli. Le forme e le modalità occupazionali in agricoltura risultano piuttosto complesse e con importanti peculiarità rispetto altri ambiti occupazionali. La natura discontinua e la forte stagionalità delle attività agricole hanno imposto l’adozione di specifici modelli organizzativi del lavoro. Partendo, come modello di riferimento, dal piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato 2020-2022, abbiamo definito la metodologia nell’ottica di integrare le varie fonti e realizzare dei modelli che permettessero una maggiore vigilanza all’interno elle aziende. Le fonti informative sono state tra di loro integrate e collegate nell’ambito della metodologia che tende a utilizzare questi dati per creare degli indicatori che permettano di valutare le aziende agricole».

Nella stessa direzione Nicole Salvati, agronoma, ha proseguito: «Il modello operativo che abbiamo cercato di realizzare si pone lo scopo di individuare e segnalare l’irregolarità contributiva e retributiva cui presupposto è il principio dell’ordinarietà e che si avvale di una procedura che utilizza il meccanismo visivo del semaforo con controlli a cascata che individuano aziende verdi, regolari, aziende gialle, da sottoporre ad ulteriori controlli, e aziende rosse, non regolari. Questo modello nasce come idea che per ogni criticità ha trovato delle prospettive di sviluppo da implementare. È un modello perfettibile che va a implementare e migliorare la già esistente Rete del lavoro agricolo di qualità, creare un protocollo di qualità sul tema della regolarità contrattuale e contributiva e stimolare le aziende a rispettare audit di certificazione interna».

Gianpietro Losapio, Direttore generale Consorzio Nova, ha ribadito: «È un modello sperimentale che approfondisce elementi tecnici, uno dei risultati che possiamo inserire in questo rinnovato rapporto di un approccio multiagenzia, che è necessario avere nell’affrontare fenomeni complessi come lo sfruttamento lavorativo e il caporalato. Il tema centrale che è stato richiamato deve essere ulteriore oggetto di approfondimento e attività sperimentali».

Il lavoro in agricoltura ha subìto degli importanti cambiamenti nel corso degli anni nella composizione e provenienza della forza lavoro con la diminuzione del numero di lavoratori nazionali e l’incremento del numero di lavoratori stranieri.

In questa prospettiva lo studio mira a implementare uno strumento utile a individuare le aziende che maggiormente potrebbero essere a rischio, cercando di tenere in considerazione la complessità del fenomeno e delle molteplici informazioni da analizzare. Lo studio svolto ha preso in esame differenti aspetti tecnico-agronomici, fiscali, previdenziali al fine di ricavarne i dati e le informazioni utili al raggiungimento dell’obiettivo della ricerca.

Lo studio di fattibilità è consultabile e scaricabile a questo link.

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