La sanatoria sull’immigrazione non per tutti

I mesi appena trascorsi sono stati lo scenario di discussioni volte a migliorare la situazione e ad intrecciare aspetti diversi. L’emergenza sanitaria ha messo in luce molte problematicità, anche perché ci siamo tutti trovati ad affrontare e a dover gestire una situazione completamente nuova. Gestire l’emergenza ed il lockdown generale ha significato cercare dei provvedimenti per rientrare dall’emergenza stessa senza troppe conseguenze negative.

A tal proposito, per agevolare alcuni settori lavorativi e tutelarne i lavoratori, è stata fatta una sanatoria sull’immigrazione, dopo varie discussioni e valutazioni. Si tratta di una sanatoria per i lavoratori stranieri appartenenti ad alcune fasce lavorative, nonostante sia stato proposto di allargare la cerchia dei destinatari, volta a far emergere situazioni lavorative irregolari o rapporti lavorativi ex novo. Più che una sanatoria, afferma il responsabile Cisl Maurizio Bove, potremmo parlare di un condono.

Giunta la data di inizio della procedura, in molti, tra lavoratori e datori di lavoro, si sono presentati ai CAF e agli uffici competenti per richiedere informazioni o per presentare i documenti richiesti.

Ma non tutti sono pienamente soddisfatti, proprio perché una grossa fetta di lavoratori stranieri rimane fuori da questo provvedimento, non avendo i requisiti necessari. Esempio lampante sono i richiedenti asilo, i quali non possono presentare la domanda per un cavillo prettamente burocratico, oppure dovrebbero rinunciare allo status e alle tutele ad esso legate; o ancora gli stranieri residenti in grandi centri urbani, in cui i settori tutelati non sono particolarmente diffusi.
Dopo i decreti sicurezza fortemente voluti da Salvini e la cancellazione dei permessi umanitari, la regolarizzazione tramite il lavoro sembrerebbe essere la via migliore, ma proprio per i vari limiti imposti non è certo quella più semplice da perseguire.

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