La storia di Valerio e il progetto Housing First

Incontro per la prima volta Valerio durante il lockdown, dormiva in una roulotte abbandonata senza servizi, parcheggiata dietro un palazzone popolare. Era l’unica soluzione trovata appena uscito dal carcere. Certo uscire dal carcere un giorno prima del lockdown non è stata una fortuna, ma nella vita di Valerio poche sono state le fortune.

Aveva necessità di trovare un tetto stabile, un posto al coperto dove poter fare la quarantena, l’io resto a casa per lui era una vera sfida. Questa ricerca era però disperata, le strutture per le persone senza dimora stavano chiudendo o chiudevano le porte ai nuovi ingressi e la polizia municipale avrebbe sequestrato in pochissimi giorni la piccola roulotte.

Insomma era un tipo tosto, ma preso dal verso giusto era comunque simpatico, perché aveva mille racconti popolari e leggende che, appena poteva, inseriva nei suoi discorsi lunghi, anzi lunghissimi, che facevano perdere il senso del tempo a tutti gli operatori e le operatrici.

Poi a complicare ulteriormente tutto ci pensava Valerio stesso, che iniziava a bere vino dalla mattina presto ed arrivava alla sera completamente pieno di alcol, rancore, rabbia, storie senza senso e voglia di litigare con tutti. Insomma era un tipo tosto, ma preso dal verso giusto era comunque simpatico, perché aveva mille racconti popolari e leggende che, appena poteva, inseriva nei suoi discorsi lunghi, anzi lunghissimi, che facevano perdere il senso del tempo a tutti gli operatori e le operatrici.

Riusciamo ad inserirlo nell’unico dormitorio sempre aperto in città con l’accordo che nel breve l’avremmo incluso in un progetto che lo avrebbe visto coabitare con altre persone in un appartamento affidato a noi dal Comune , il progetto Abitare i Luoghi. Vivere in Comunità (Housing First), e lo avremmo fatto lavorare nei nostri laboratori dell’help center di stazione.

Molti ci dicevano che era un tentativo fallimentare e che avremmo dovuto dare ad altri questa possibilità, magari persone più morbide, con meno problematiche, che avrebbero sicuramente portato a termine un percorso, ma abbiamo accettato la sfida e ci siamo detti che forse era l’unica chance possibile per Valerio, che arrivato a 53 anni non aveva più nessuna porta aperta.

La casa e la voglia di ricominciare

Ma chi dopo una notte brava chiama il suo operatore di riferimento per raccontargli ogni minimo particolare delle sue peripezie e avventure notturne?

L’inizio del suo percorso in casa non è stato affatto facile, abbiamo avuto paura che Valerio stesse aggravando la sua condizione e la sua dipendenza, ma abbiamo capito dopo poche settimane che Valerio lanciava dei gridi di aiuto e si metteva in situazioni difficili per farsi tirare sù da un braccio amico. Ma chi dopo una notte brava chiama il suo operatore di riferimento per raccontargli ogni minimo particolare delle sue peripezie e avventure notturne?

Valerio, senza troppe pressioni, si è iscritto al servizio di alcologia e ha deciso da subito di approcciare ad un gruppo sperimentale di auto aiuto, un club con metodo Hudolin. Valerio è rinato, ha sostituito la sua “bottiglia” con un’acqua e limone, ha sostituito i suoi discorsi sconclusionati con i racconti di una vita vissuta ed ufficialmente gestisce un appartamento con 4 coinquilini: è lui ha richiamare all’ordine, alla pulizia e prepara per tutti (anche per noi) parmigiane fantastiche, stufati di verdure e dolci da vero uomo del focolare.

Ha sempre avuto grandi capacità come pittore e restauratore di interni e quindi è sembrato cosi naturale farlo partecipare ad un laboratorio di pittura e rasatura dove ha potuto, vista la sua esperienza, capitanare un team di persone senza dimora nella riqualifica di un ufficio nel quartiere più disagiato della città di Pescara, da adibire a sportello per i cittadini e le cittadine in difficoltà economiche in questo periodo di grande crisi.

Forse il potersi mettere a disposizione di altri o il recuperare un’attività ormai abbandonata lo ha caricato positivamente, tanto da volersi occupare personalmente di tutorare il suo compagno di stanza, aiutandolo con la terapia del serD e con i vari farmaci che deve assumere.

Partendo dalla casa, la casa prima di tutto, tutto è stato possibile.

Ciliegina sulla torta: ha trovato un’amicizia particolare, con una signora che, come lui, è entrata nel progetto housing poiché senza dimora da anni. Li unisce la passione per la cucina e l’attenzione alla pulizia. Ma soprattutto questa “amicizia” ha riacceso in lui la voglia di scrivere poesie e stornelli in dialetto abruzzese, estremamente spassosi!

Oggi Valerio è in attesa dell’avvio del tirocinio di inclusione, ha un’agenda dove riporta appuntamenti per fare lavori di pittura ed intorno a lui abbiamo costruito le basi per l’avvio di una start up. Grazie al suo impegno, alla sua passione e alla sua fiducia è stato scelto tra 19 persone per poter essere dotato di tutti gli strumenti necessari per creare un’impresa individuale.

Senza i fondi del progetto PO I FEAD tutto questo non sarebbe stato possibile. Partendo dalla casa, la casa prima di tutto, tutto è stato possibile.

Grande Valerio, i tuoi successi diventano anche i nostri.

 

 

Questo articolo è stato ripreso dal racconto della storia che Massimo Ippoliti, Responsabile dell’Area Estrema Povertà di On the Road, ha inviato a fio.PSD – Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora per raccontare il progetto Abitare i Luoghi. vivere in Comunità (Housing First) e che potete leggere al seguente link https://www.fiopsd.org/valerio/

 

L’articolo La storia di Valerio e il progetto Housing First proviene da On The Road Cooperativa Sociale.