L’altruismo di Willy, la crudeltà contro Willy

Come può un’azione buona trasformarsi di colpo in una tragedia? Di quale anello di congiunzione si parla tra i due eventi? Come succede? Si inizia da una storia di amicizia, di giustizia, di altruismo e si giunge alla morte di una persona. Sottolineiamolo: una persona. Perché qualunque sia il colore della pelle, il credo, l’orientamento politico, la provenienza, di base siamo tutte persone. E potrebbe sembrare superfluo fare questo appunto nel ventunesimo secolo, eppure ci troviamo ancora una volta davanti ad un fatto di discriminazione, di crudeltà, di disumanità.

Willy Monteiro Duarte era un ragazzo di 21 anni, residente a Colleferro, nel Lazio, pronto ad affrontare la sua vita e bramoso di farlo in questo paese che lo avevo visto nascere, nonostante le origini capoverdiane. Willy era un ragazzo che si trovava, forse, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato se si considerano il suo atteggiamento leale nei confronti di un amico in difficoltà e la sua prontezza nell’intervenire senza pensarci troppo su. Willy è stato ucciso la notte tra il 5 ed il 6 settembre da quattro ragazzi, identificati e trattenuti al Rebibbia, perché ha avuto il coraggio di farsi avanti in difesa di un amico, picchiato malamente. Willy ha perso la vita difendendo quella di un altro.

La Regione Lazio ha deciso di farsi carico delle spese legali nel procedimento per la morte del ragazzo, in sostegno alla famiglia. Il Prefetto romano, Matteo Piantedose, ha espresso la sua vicinanza alla famiglia ed ha promesso di andare fino in fondo alla vicenda, non solo per onorare la memoria di Willy, ma per carpire il meccanismo intimo dell’accaduto, che non può rimanere una cosa casuale. Parliamo di crudeltà umana, certo, ma anche di discriminazione e non è accettabile stare zitti di fronte a questa consapevolezza. Bisogna fermare questi omicidi spinti dalla violenza, dall’odio, dalla discriminazione, eventi che purtroppo continuano ad accadere e, per farlo, è necessario capire fino in fondo quali sono i meccanismi che li caratterizzano, ma anche iniziare a prendersi delle responsabilità ed avere il coraggio di intervenire.

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