Ottavo rapporto annuale sulle comunità migranti in Italia

È stata stilata l’ottava edizione del Rapporto annuale sulle comunità migranti in Italia, curata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione e ANPAL Servizi SpA.

Secondo le indagini eseguite per raccogliere i dati, che riportano la data del 1° gennaio 2019, è risultato che nel complesso il numero di cittadini non comunitari presenti regolarmente in Italia è pressoché stabile, ma ad essere cambiato è il ranking delle presenze, che riguardano anche le prime cinque posizioni. Aumentano infatti le comunità provenienti dall’India meridionale e dalla Nigeria, mentre diminuiscono gli arrivi dalle comunità tunisina, marocchina e moldava.

In linea di massima, per chiarire la situazione, i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia al 1° gennaio 2019 sono 3.717.406, provenienti principalmente da Marocco, Albania, Cina e Ucraina, che coprono il 38% delle presenze. Vi è un equilibrio sostanziale anche per quanto riguarda il genere di presenze, 51% presenza maschile e 49% presenza femminile, anche se si registrano nette differenze tra le comunità: vi è una netta prevalenza femminile per gli arrivi dall’Ucraina e dalla Moldavia, al contrario una netta prevalenza maschile per gli arrivi dal Senegal e dal Bangladesh. I minori, che ricoprono il 21,7% del totale, sono pari a 809 mila presenze; di questi, la maggior parte proviene dall’Egitto, mentre una parte ridotta dall’Ucraina.

Nel complesso vi è una stabilizzazione delle presenze, ma sono diminuiti i permessi di soggiorno rilasciati rispetto all’anno precedente: sono aumentati gli ingressi per ricongiungimento familiare, ma diminuiti quelli legati ad una richiesta di protezione; solo il 6% sono legati a motivi di lavoro.
Il flusso migratorio e la presenza migrante in generale hanno una incidenza sul mercato del lavoro italiano: il 7,4% della forza lavoro è, infatti, di cittadinanza non comunitaria. Gli indici occupazionali risultano essere eterogenei, anche se non manca una netta differenza di genere ed una disparità di provenienza a seconda del settore preso in esame.

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