Proposte avanzate per la piana di Gioia Tauro

Diversi enti sociali, tra cui Medici per i Diritti Umani, FCEI, Co.S.Mi e SOS Rosarno, hanno inoltrato una lettera, tramite l’indirizzo PEC del Dipartimento Salute, ad Antonio Belcastro, Jole Santelli e Nino Sperlì, nell’ordine il Dirigente Generale del Dipartimento Salute e politiche sanitarie, la Presidente ed il Vice Presidente della Regione Calabria.

In questa lettera sono state segnalate alcune proposte operative per fronteggiare l’emergenza
Covid-19 nella Piana di Gioia Tauro, tenendo presente il presupposto della necessità di spostare in maniera celere i braccianti agricoli in alloggi idonei, al fine di prevenire i contagi.
Attendendo un’analisi ed una scelta della proposta più esaustiva tra quelle avanzate, si chiede fin da subito che sia ripristinato l’accesso all’acqua del casolare della Contrada Russo di Taurianova, che vengano predisposti la presenza e l’accesso anche in insediamenti informali di personale sanitario qualificato per individuare possibili casi sospetti ed operare nel loro isolamento, che si provveda ad un approvvigionamento del vitto.

Nel dettaglio, le tre proposte avanzate nella lettera riguardano la scelta dello spostamento dei braccianti in strutture alberghiere, in strutture confiscate alla mafia o in centri di accoglienza, quali SIPROIMI o CAS, ovviamente provvedendo in maniera preventiva ad effettuare tamponi a campione per eludere la presenza di casi sospetti o, eventualmente, per procedere all’isolamento degli stessi e tenendo comunque conto delle capacità effettive delle strutture, onde evitare sovraffollamento, lasciando in ognuna di esse uno spazio da predisporre per eventuali casi positivi.

Per quanto riguarda la prima proposta, si è ritenuto un possibile e valido aiuto per il settore turistico che altrimenti subirebbe una crisi legata all’attuale blocco emergenziale.
La seconda proposta si basa su una riconversione di strutture confiscate alla mafia presenti nel territorio, per una rivalutazione dello stesso. Infine, l’ultima proposta potrebbe essere un appoggio abitativo idoneo alle misure igienico-sanitarie dei braccianti, ma risulta essere quella meno efficace secondo il parere degli enti sopra citati, poiché si rischia di creare focolai attivi in strutture già abitate.

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