Rapporto indipendente sull’inclusione dei Rom, in Italia c’è ancora molto da fare

È disponibile in lingua italiana il Rapporto di monitoraggio della società civile sull’implementazione della Strategia nazionale di inclusione Rom, Sinti e Caminanti, redatto nell’ambito del progetto pilota Roma Civil Monitor, “Capacity-building della società civile Rom e rafforzamento della sua partecipazione al monitoraggio delle strategie nazionali di inclusione dei Rom”, promosso dalla Commissione Europea – DG Giustizia e Consumatori, coordinato dal Centro per gli Studi di Politica della Central European University (CEU CPS) in partnership con la rete European Roma Grassroots Organisations (ERGO Network), il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC), la Fundación Secretariado Gitano (FSG) e il Roma Education Fund (REF) e implementato con la collaborazione di 90 Ong ed esperti di 27 Stati membri.

A cura di Donatella De Vito, è stato realizzato da Consorzio Nova, Associazione Sinti Prato e Casa della Carità in collaborazione con Fondazione Romanì, Associazione 21 Luglio e Arci Solidarietà Onlus.

Aggiornato al 2017, il Rapporto fotografa lo stato dell’arte in Italia in tema di integrazione delle comunità Rsc, che rappresentano circa lo 0,25% della popolazione totale, con un numero – che pecca di stime precise – oscillante tra le 110 e le 180mila persone.

Nonostante progressi isolati in alcune regioni, persistono numerosi problemi riguardo l’implementazione della Strategia nazionale di inclusione, redatta nel 2012 dal Governo, e appare difficile rimuoverli senza un radicale cambio di direzione. Molti sono i ritardi registrati e la maggior parte delle autorità locali è piuttosto lontana dal raggiungere i risultati che ci si attendeva. La mancanza di fondi e la scarsità di misure applicate determinano una risposta molto limitata da parte delle istituzioni. Con gli stanziamenti del decreto “Emergenza nomadi”, ad esempio, sono stati costruiti nuovi campi che hanno aggravato la condizione di emarginazione, poiché non è stato previsto alcun programma concreto per sradicare l’esclusione abitativa di Rom e Sinti. Va da sé che il problema dell’accesso ai servizi e all’istruzione rimane pressoché invariato rispetto a dieci anni fa, poiché la Strategia Nazionale non è stata capace di incidere positivamente sulla situazione.

Allo stesso tempo, la discriminazione verso le comunità RSC è ancora evidentemente presente, per via degli stereotipi che, ben lungi dall’essere rimossi, continuano a influenzare le politiche nazionali e territoriali. Inoltre, in Italia, non esiste un quadro legale specifico né un relativo sistema operativo per contrastare l’antiziganismo, poiché quest’ultimo non è riconosciuto come un caso giuridico vero e proprio.

Eppure negli ultimi anni, l’hate speech a sfondo razzista, oltre a proliferare sui media tradizionali, si è sviluppato sui social network, sui blog cosiddetti di “controinformazione” e sui siti di webnews, spesso aizzato e cavalcato dai politici. Una situazione che riduce ancora di più le possibilità di inclusione dei Rom, influenzando negativamente l’opinione pubblica e aprendo la strada a manifestazioni di violenza. Secondo uno studio pubblicato nel 2015 dal Pew Research Center, infatti, l’86% degli intervistati nel nostro Paese ha un’opinione negativa nei confronti delle popolazioni Rom.

Il Rapporto di monitoraggio della società civile sull’implementazione della Strategia nazionale di inclusione Rom, Sinti e Caminanti è il primo dei tre documenti previsti dal progetto. Il secondo, aggiornato al 2018 e disponibile in inglese al seguente link, riguarda temi chiave quali il lavoro, la scuola, l’abitazione e la salute. Il terzo, relativo agli anni 2019 e 2020 e in via di pubblicazione, è focalizzato sulle problematiche che ostacolano l’inclusione non ancora prese in considerazione o affrontate dai singoli Stati membri.