(R)esistere in Sicilia. Storia di donne migranti

‘In the mountains of Sicily a Nigerian woman is leading a battle to help rescue women like herself from a life of forced sex work’. Inizia così il reportage di Ismail Einashe per la Bbc ‘The Nigerians standing up to sex-work traffickers in Sicily’. È il racconto sul come e sul perché Osas Egbon abbia aperto una casa-rifugio, la prima ad esser stata creata da e per donne nigeriane.

Questo shelter ospita quattro giovani donne ventenni, una delle quali con un figlio, a cui dovrebbero aggiungersi due compagne di resistenza a fine anno. Il mantenimento della casa è reso possibile soprattutto dal volontariato e dalle donazioni, e nella raccolta dei fondi sono stati determinanti anche la comunità nigeriana di Palermo e la Chiesa.

Egbon è cofondatrice dell’Associazione di Promozione Sociale Donne di Benin City – Palermo Onlus, finalizzata prevalentemente a dare sostegno a giovani donne vittime di tratta provenienti dalla Nigeria. È stata lei, in prima persona, vittima di tratta e costretta a prostituirsi. Riuscita poi a ripagare il debito con i trafficanti, insieme alle sue amiche, ha sentito il dovere di agire dopo due omicidi di donne nigeriane, Favour Nike Adekunle e Loveth Edward, avvenuti a Palermo (città in cui Egbon abita) tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012.

Essere vittime di tratta è una condizione pesantissima. Per l’OIM l’80% delle undicimila donne nigeriane approdate in Italia nel 2016 sono state vittime di tratta e costrette a prostituirsi. È un’innegabile forma di schiavitù con intricate ripercussioni sociali e che è possibile grazie a suggestioni, superstizioni e rapporti di dominio: ‘A Palermo le donne finiscono col vivere nel quartiere multiculturale di Ballarò, dove lavorano nelle ‘connection house’, gestite da ‘mamans’, oppure per strada. Prima dell’arrivo in Italia le donne sono obbligate a pronunciare un giuramento ‘juju’, un rito presieduto da un sacerdote in cui promettono di non denunciare mai i loro trafficanti alla polizia, di obbedire e di ripagare i loro debiti’. Nel reportage viene raccontato a tal proposito di come due anni fa Ewuare II, un importante capo tradizionale nigeriano, lanciò una maledizione sui trafficanti supportando i movimenti di liberazione. All’epoca a Palermo si videro manifesti che annunciavano la notizia e da allora, per le associazioni di emancipazione, fu più facile conquistare la fiducia delle donne.

Ora, grazie alla sua casa-rifugio incastonata in un piccolo paese della Sicilia, Egbon vorrebbe aiutare le donne nel duro processo di smantellamento delle relazioni di potere coercitivo, fornendo tre strumenti imprescindibili: istruzione e formazione, supporto emotivo.

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