Sguardi allenati a diversity & inclusion

Il 24/11/2020 si è tenuto un incontro in videoconferenza fra l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) con le Organizzazioni Sindacali e Datoriali. È stato sottoscritto un Protocollo di Intesa che riguarda la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni lavorative.

L’UNAR e le Organizzazioni sindacali e datoriali intendono impegnarsi e diffondere una cultura che sia innanzitutto di: integrazione, inclusione e promozione sociale. E solo attraverso iniziative di informazione, formazione e sensibilizzazione, questa diffusione può essere capillare ed efficace.

A seguito del Protocollo di intesa sarà istituita una Cabina di regia nazionale, coordinata dall’UNAR. I firmatari coinvolti sono:

  • Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR)
  • Organizzazioni sindacali: CGIL – CISL – UIL – UGL
  • Organizzazioni datoriali: CIA – CNA – COLDIRETTI – CONFAGRICOLTURA – CONFAPI – CONFARTIGIANATO –– CONFCOMMERCIO – CONFCOOPERATIVE – CONFESERCENTI –LEGACOOP – CONFINDUSTRIA

Ma, come si configurano gli ambienti lavorativi alle porte del 2021?

Il concetto di diversity connesso a quello d’inclusion è introdotto negli ambiti lavorativi anche grazie leggi ad hoc (vedi: Pari Opportunità – legge 165/2001) attente alle modalità di inserimento nelle aziende delle persone. Considerando quindi, le strutture corporee, le attività, la partecipazione, i fattori ambientali. Significa che è preciso dovere di chi legifera e di chi è chiamato a gestire, prestare attenzione al contesto fisico e sociale, agli atteggiamenti culturali e agli approcci interculturali che incidono sulla vita dell’individuo e sulle sue possibilità.
Dove dovrebbero concretizzarsi, per la vita delle persone adulte, pari opportunità e valorizzazione delle differenze, se non in un ambiente lavorativo?

Leggendo l’Indice WeWorld 2020 sembrerebbe prioritario spezzare innanzitutto un circolo vizioso alla base del tessuto sociale: la povertà economica delle donne e la povertà educativa delle bambine e dei bambini. Queste questioni si alimentano vicendevolmente. Politiche e interventi mirati dovrebbero partire da ogni posizione e postazione amministrativa, lavorativa, gestionale e di sviluppo territoriale. Abbiamo davvero uno sguardo allenato al problema in Italia? E soprattutto, la nostra classe politica e dirigenziale rivolge alle pratiche positive messe in atto da certe comunità e da certe lavoratrici e lavoratori, uno sguardo?

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