Una comunità di pratica nelle attività di contrasto allo sfruttamento lavorativo

Le otto regioni, le istituzioni e il terzo settore coinvolti nell’ambito del progetto Di.Agr.A.M.M.I. Nord, diritti in Agricoltura attraverso Approcci Multistakeholder e Multidisciplinari per l’integrazione e il Lavoro Giusto, hanno rafforzato la loro cooperazione sul territorio, adoperandosi affinché venissero concretamente applicate le linee guida nazionali in materia di identificazione, protezione e assistenza.

In questa prospettiva le attività di emersione sviluppate nell’ambito del progetto mirano a migliorare e potenziare gli interventi di integrazione socio-lavorativa per le vittime o potenziali vittime provenienti da Paesi Terzi.

Nell’ambito delle attività di supporto e consulenza svolta dallo Sportello di II livello ai partner di progetto è stata stimolata in diversi territori la costituzione di équipe multidisciplinari, finalizzate alla gestione condivisa e congiunta dei casi, attraverso il supporto di competenze multidisciplinari tali da consentire una presa in carico “personalizzata” in base al contesto territoriale, alle specificità del caso e alle risorse disponibili.

La metodologia di lavoro dell’équipe multidisciplinare, squadra di professionisti capace di trovare le soluzioni più adeguate al singolo caso, ha trovato sempre più crescente spazio nei principali provvedimenti attuativi delle misure di contrasto dello sfruttamento lavorativo a livello nazionale e regionale. Ad oggi, l’équipe multidisciplinare incaricata di realizzare gli interventi è fra le risorse maggiori per poter sperimentare una risposta sociale concreta.

Costituire un’équipe multidisciplinare è un’azione centrale e imprescindibile per poter accompagnare le persone migranti, con situazioni multiproblematiche, verso l’uscita da situazioni di povertà e di esclusione sociale. Risulta basilare che l’équipe multidisciplinare sia chiamata a realizzare interventi specifici ed efficaci per il contrasto del fenomeno dello sfruttamento lavorativo, mettendo al centro i singoli bisogni delle vittime e consentendo la definizione di una strategia di presa in carico flessibile, diversificata in base alle specifiche esigenze emerse e che tenga conto degli eventuali ostacoli che potrebbero presentarsi nel percorso di integrazione socioeconomica della vittima.

Il progetto Di.Agr.A.M.M.I. permette a diversi soggetti coinvolti nelle azioni di emersione e presa in carico delle vittime di sfruttamento lavorativo – tra cui antitratta, sindacati, associazioni datoriali – di radicarsi nel territorio per sperimentare non solo nuovi e più efficaci strumenti di emersione, ma soprattutto per sperimentare modelli di intervento e presa in carico efficaci che allarghino le potenzialità dei strumenti a disposizione e che sollecitino e includano le istituzioni (Enti locali, ITL, NIL, Procure, Forse di Polizia, Prefetture, Questure, ecc.) per un reale percorso di prevenzione, contrasto e protezione delle vittime.

Si tratta di una sperimentazione efficace della comunità di pratica quale teoria metodologica d’intervento in grado di sviluppare e potenziare le competenze dei diversi soggetti coinvolti nelle attività di progetto.

Gli incontri di équipe rappresentano importati momenti di auto-formazione e scambio di competenze tra partner per potenziare le abilità professionali di tutti gli operatori e le operatrici coinvolte nelle azioni. Le attività promosse riguardano in particolare i territori dell’Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Lombardia e Piemonte, con un tentativo di avvio anche in Veneto.

La dimensione fenomenologica dello sfruttamento del lavoro nelle campagne della Toscana e dell’Umbria, così come emerso dalle attività di outreach realizzate dai partner che operano sui due contesti territoriali, ha messo in luce come spesso il fenomeno dello sfruttamento lavorativo, soprattutto in agricoltura, travalichi i limiti regionali andando ad interessare le campagne di diverse regioni.

Infatti, in un’ottica di ottimizzazione delle risorse messe in campo, è stata realizzata una prima équipe multidisciplinare interregionale ed è in via di realizzazione sia una pianificazione di uscite congiunte tra partner e tra territori nelle zone di confine particolarmente complesse, sia l’utilizzo di un database che raccolga le casistiche rilevate su entrambi i territori, così da facilitare lo scambio di informazioni di lavoratrici/lavoratori, aziende coinvolte e segnalate e dinamiche territoriali tra i soggetti che in diverse realtà territoriali potrebbero essere chiamati a lavorare su casi interconnessi. La progettazione di un lavoro coordinato tra i soggetti coinvolti in diverse Regioni e la possibilità di lavorare insieme come team, passa necessariamente dall’utilizzo delle équipe multidisciplinari di natura anche interregionale come strumento indispensabile di condivisione e raccordo.

L’Emilia-Romagna è uno dei primi territori in cui si è avviata la sperimentazione degli incontri di équipe come strumento di presa in carico coordinata delle situazioni di sfruttamento e potenziale sfruttamento del lavoro emersi con le attività di outreach.

In Piemonte, la necessità di gestire le esigenze di diverse vittime di sfruttamento messe in sicurezza dall’antitratta ha reso necessaria la costituzione di una équipe multidisciplinari in grado di intercettare i molteplici e diversificati bisogni dei destinatari emersi. In particolare, sono emerse da quel caso esigenze di inserimento lavorativo, inserimento alloggiativo, bisogni formativi professionali e in alcuni casi bisogni di accesso a corsi di lingua di base.

Il ruolo delle équipe multidisciplinari si pone come perno centrale di raccordo delle attività per il potenziamento della rete, la valutazione di stimolazione di tavoli istituzionali, da una parte, di discussione dei casi complessi e di strutturazione di modelli personalizzati di presa in carico, dall’altra. Le singole identità professionali si uniscono in un’identità complessiva e collettiva di un gruppo professionale che fa riferimento all’insieme delle risorse disponibili e all’obiettivo comune da perseguire in cui ci si riconosce.

Scarica qui il Report degli incontri delle comunità di pratica.

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