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Seminario finale Diagrammi Nord nel Lazio: «Possa questo progetto essere la svolta»

Seminario finale Diagrammi Nord nel Lazio: «Possa questo progetto essere la svolta»

Mercoledì 23 novembre, in modalità online, si è tenuto il seminario conclusivo della Regione Lazio. L’incontro ha portato i partecipanti a conoscere le proposte per il futuro, le azioni e gli interventi realizzati per contrastare il fenomeno dello sfruttamento lavorativo in agricoltura. Di.Agr.A.M.M.I. Nord ha il merito di aver colmato una lacuna, l’assenza di progetti che si occupassero in maniera specifica della grande platea di persone che si trovano a sperimentare esperienze di lavoro non dignitoso. 

In apertura dei lavori Claudio Di Berardino, Assessore regionale al Lavoro e Nuovi Diritti, ha salutato i presenti affermando: «Possa questo progetto essere la svolta. Mi sembra che la sua forza sia stata quella di aver creato un sistema interregionale nel corso di questi due anni e mezzo promuovendo quattro punti fondamentali: prevenzione, assistenza, integrazione e accompagnamento al lavoro. Dentro questi punti si può collocare un’azione di contrasto molto efficace. Abbiamo realizzato un protocollo che ha sviluppato un esperimento su Latina, ma aperto uno scenario e una modalità di azione, di contrasto e di prevenzione al caporalato molto importante che coinvolgono gli enti bilaterali. Io credo che i punti di forza siano quelli di aumentare e potenziare la concertazione territoriale. Abbiamo bisogno che questi progetti vengano coordinati  affinché continui l’impegno per contrastare, ridurre ed eliminare il caporalato».

Domani Talani, Vice Prefetto di Latina, ha continuato: «Dobbiamo trovare un sistema di coordinamento di tutte le attività che vengono svolte per contrastare il fenomeno del caporalato. Per poter agire ed incidere sul fenomeno bisogna avere la capacità di promuovere azioni di prevenzione, di informazione e di consapevolezza anche da parte dei lavoratori dello sfruttamento cui vanno incontro. Abbiamo individuato le loro necessità e nel tempo si è arrivati ad avere degli interventi che sono stati abbastanza incisivi. Le indagini ci permettono di capire quali sono i punti di forza e punti critici per quanto riguarda la rete di cui intendiamo incrementare l’iscrizione. Abbiamo riscontrato che da parte dei lavoratori esiste diffidenza rispetto gli interventi che vengono realizzati. Dobbiamo lavorare su questo aspetto. Dobbiamo essere incisivi sotto l’aspetto culturale affinché ci sia maggiore integrazione».

Vincenzo Castelli, Coordinatore nazionale Diagrammi Nord, a proposito del progetto ha raccontato che «dobbiamo cercare di fare in modo che ci sia un intervento pubblico e privato sempre costante e coordinato. Mi permetto di dire che il progetto diagrammi Nord ha rappresentato, a mio avviso, una sorta di crocevia. Abbiamo realizzato oltre 5500 ore di attività formative, 8000 prestazioni tra cui accompagnamento ai servizi sociali e sanitari. È stato molto importante tutto questo. I nostri partner sono riusciti a comprendere come meglio operare all’interno dello sfruttamento in agricoltura, ovvero conoscere i calendari delle culture, le tipologie di prodotti agricoli, i meccanismi della grande distribuzione, i vincoli e le dinamiche degli imprenditori agricoli e le speranze riposte nella costruzione della rete agricola di qualità. Abbiamo imparato a lavorare insieme pur provenendo da mondi diversi. Abbiamo avuto 17 partner con 34 attori territoriali, questo significa parlare a volte delle lingue tanto diverse, ma alla fine credo che uno dei grandi valori del progetto sia stato quello appunto di creare un mix virtuoso».

Carmela Morabito, referente Progetto Diagrammi Lazio, Cooperativa Parsec, ha aggiunto: « L’inserimento e i meccanismi del sistema dell’accoglienza talvolta non sono semplici. Da qui la necessità di mettere a sistema e lavorare in sinergia e in maniera integrata. Sicuramente dobbiamo porci come attivatori di reti territoriali creando dei collegamenti tra i nodi di queste reti. Pretendere un maggior coinvolgimento delle istituzioni politiche è molto importante, soprattutto per la risoluzione dei problemi strutturali, dove i progetti possono intervenire fino a un certo punto. Tra questi aspetti vi è sicuramente la questione abitativa. Dobbiamo continuare a rispondere ai cambiamenti del fenomeno dello sfruttamento, immaginando sempre nuove strategie di intervento a seconda di quello che abbiamo capito con le singole persone che portano diversi bisogni perché sono target differenziati. È necessario avere strategie di intervento sempre nuove, cioè non può funzionare lo stesso pacchetto di intervento su tutti quanti, ma è necessario diversificare, altrimenti non si raggiungono gli obiettivi».

Giuseppe Cappucci, Flai Cgil Roma e Lazio, ha ribadito: «Anche per noi è stata un’esperienza molto importante anche se faticosa. Il lavoro difficile è stato superare le continue diffidenze da parte dei lavoratori coinvolti. È stato un punto cruciale. Non sfugge a nessuno che la Flai su questo terreno ha un impegno da sempre. Il contrasto del fenomeno del caporalato fa parte proprio del nostro DNA, del nostro stare in campo, del nostro essere sindacato. Il dato essenziale sul quale io mi sono convinto è  che non dobbiamo mollare. Questo progetto ha insegnato qualcosa a tutti perché abbiamo appreso l’uno dall’altro, e lo scambio di esperienze, lo scambio di informazioni è stato molto utile. Da questo progetto ne traiamo beneficio tutti in termini di apprendimento reciproco per cercare di superare quelle che sono le difficoltà e gli ostacoli comuni».

Nicola Cavallone, Associazione Generale Cooperative Italiane (AGCI), a proposito della rete del lavoro agricolo di qualità nel Lazio ha spiegato che «in qualche maniera si è formata una comunità di pratiche e le comunità di pratiche vanno raccolte, vanno cristallizzate e messe a disposizione di tutti. Sperando un giorno di potersi incontrare su altre strade. Bisognerà creare un legame, un legame più stretto tra le aziende agricole che conosciamo e le cooperative sociali che fanno agricoltura sociale non tanto per produrre, quanto per formare persone svantaggiate».

Ed ancora, Emanuele Cusimano, Cooperativa Parsec, a proposito delle azioni specifiche che sono state realizzate ha precisato: «Le nostre attività sono state svolte ponendo attenzione ai diversi modelli culturali dei partecipanti che spesso portano con sé esperienze e rappresentazioni diverse riguardo il tema del lavoro. Per questo motivo gli incontri vengono svolti sempre in presenza di un mediatore interculturale. Durante questi incontri ragioniamo insieme, nei limiti del possibile, sui significati e cercando di offrire tutti quegli strumenti che possano incrementare la comprensione riguardo il contesto e la realtà italiana. Abbiamo raggiunto 244 persone, principalmente uomini adulti. Cerchiamo di offrire degli strumenti volti alla tutela del lavoratore fornendo dei riferimenti che possano aiutarlo a uscire da situazioni di pericolo. In molte occasioni siamo riusciti a intervenire tempestivamente evitando ad alcuni lavoratori di ritrovarsi in situazioni di grave sfruttamento lavorativo. Vi sono moltissimi punti di forza: incrementare la consapevolezza dei lavoratori stranieri, ampliare la rete e lavorare in sinergia. Questi aspetti possono sicuramente intensificare le azioni di prevenzione».

Sulla stessa linea, Marco Capucci, Parsec Agri Cultura, ha dichiarato: «La prima ricchezza che abbiamo raccolto dal percorso fatto e dalla partecipazione a questo progetto è il circuito di relazioni che ha visto il coinvolgimento e la sinergia fra gli enti, il terzo settore, le imprese e anche gli operatori. Noi abbiamo come mission l’accoglienza e l’inclusione, che non è sempre solo inclusione lavorativa ma è anche inclusione sociale. Consapevoli che un inserimento vero e proprio parte da un inserimento sociale di accettazione e inclusione nella comunità territoriale. È indubbiamente un percorso che prosegue anche dopo la vittoria dell’acquisizione di un contratto di lavoro».

Federica Dolente, Associazione Parsec, delineando un modello di intervento per l’emersione e la presa in carico di vittime di sfruttamento lavorativo in agricoltura, ha illustrato che «in merito al fenomeno dello sfruttamento lavorativo è fondamentale parlare con chi sta sul campo, con chi si occupa di inserimento e di intercettazione. Sono diversi gli attori che ad oggi compongono una rete che si sta negli anni sempre più ampliando. Le informazioni che ricaviamo sulle presenze dei lavoratori sono soprattutto informazioni di prima mano, che sono molto mutevoli e cambiano a seconda dei punti di vista che abbiamo individuato».

Emiliana Baldoni, Parsec Agri Cultura, ha confermato: «Il modello che ha conseguito ottimi risultati in termini di efficacia, e che sarebbe necessario mettere a sistema, presenta anche potenziali elementi di trasferibilità su cui fare una riflessione. Vi sono delle fasi preliminari di osservazione ed analisi del territorio che comprendono lo studio del contesto rurale, il quale comporta l’identificazione delle aziende agricole che possono essere potenziali luoghi di violazione di diritti e di sfruttamento. La mappatura di tutti i servizi presenti sul territorio può essere utile non solo al fine di conoscere l’offerta locale e l’identificazione dei luoghi strategici. Sono state identificate altre azioni che sono trasversali e che riguardano tutto l’arco del progetto, quali in particolare l’informativa sui diritti e la sensibilizzazione».

A conclusione della giornata formativa, Gregorio Mungari, Consigliere Nova Consorzio nazionale per l’innovazione sociale, ha affermato: «Questo progetto per noi è stato una scommessa che abbiamo iniziato diversi anni fa. Non si possono affrontare situazioni complesse in modo solitario. Nella lunga distanza siamo contenti, soddisfatti dei risultati conseguiti e ciò rappresenta un’occasione per rilanciare. Non ci si può fermare e disperdere questo patrimonio che abbiamo messo insieme in tantissimi territori. Non può esser lasciato andar via e a questo punto dobbiamo rilanciare qualcosa di nuovo ed è l’obiettivo che il consorzio Nova si è dato per il prossimo futuro».

Uno sguardo ampio e trasversale da parte di tutti i referenti ha permesso di delineare il panorama delle attività svolte e le connessioni che si sono create tra i partner e la rete esterna, consapevoli che tessere relazioni è un processo permanente. Le riflessioni emerse hanno evidenziato la complessità dei vari passaggi che racchiudono persone, operatori, operatrici, mediatori culturali, reti territoriali e relazioni.

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